Antologia critica

Fino al cielo…

Ho conosciuto Sonia quasi per caso, di corsa, in uno spazio espositivo a Monza
nel 2016. Credo che niente accada per caso, ed infatti oggi ho il piacere ma soprattutto l’onore di poter presentare e scrivere di Sonia Scaccabarozzi per l’introduzione
della sua prima monografia e mostra personale, in un ambito
istituzionale di grande rilievo.
Questo è uno di quei casi in cui non si possono analizzare le opere dell’artista
senza prendere in considerazione due aspetti determinanti come il percorso
creativo e quello umano. Quest’ultimo appartiene ad una sfera che emerge nella sua unicità di persona estremamente sensibile alle emozioni e ai dettagli.
L’approccio alla vita, come nell’arte, per Sonia è un’esperienza entusiasmante,
la sua costante ricerca e sperimentazione la pongono in una condizione di perenne
stupore di fronte alle possibilità creative offerte dall’infinita varietà di materiali
con i quali può lavorare. Così come nelle più classiche biografie
d’artisti, anche per Sonia Scaccabarozzi alcuni incontri sono stati determinanti
per la formazione e la crescita del suo carattere espressivo.
Dall’artista canadese Monique Bousquet (oggi importante gallerista a Kennenbunkport nel Maine) e il ceramista Pietro Vita, sono iniziate le prime esperienze nel mondo affascinante
della ceramica Raku. Questo passaggio iniziale della carriera di Sonia è fondamentale perché sin dai primi passi ha avuto la conferma, dal pubblico e dalla critica, che la “direzione” era quella corretta. Nella storia dell’artista un passaggio importante è anche l’esperienza didattica,
all’Istituto d’Arte di Monza con il professor A.G. Fronzoni e quella
professionale nel campo della grafica e del design, elementi che ritornano oggi
nello studio estetico delle opere in ferro. Geometrie che nascono prima dall’anima
sensibile dell’artista ma che si concretizzano attraverso un’attenzione progettuale
precisa, in ogni più minuscolo dettaglio. Particolari che alimentano il dialogo
e il confronto tra l’opera e l’artista, rendendo evidente che la considerazione
per il dettaglio altro non è che la stessa attenzione che Sonia ha verso
ogni aspetto della vita, riuscendo a cogliere sempre il lato più poetico
e puro di ogni sfaccettatura umana. Oggi, dunque, la forza creativa che caratterizza tutte le opere di Sonia Scaccabarozzi risiede nella capacità di evocare una lirica espressiva colma
di messaggi e riflessioni sulla vita, sui valori veri che appartengono alla radice
del suo modo d’essere.
Si noti come quasi tutte le creazioni dell’artista sembrano rivolgersi verso l’alto, come a volersi liberare nel cielo, come a voler ricercare un nuovo senso di libertà espressiva,
un nuovo alfabeto con il quale esprimersi. Un’affinità la si può leggere tra le “righe”
della storia di Fausto Melotti, anche lui con un’autorevole passaggio dal mondo
della ceramica e una spiccata sensibilità silenziosamente poetica. Dalla ceramica
al legno, fino al ferro con il quale oggi Sonia lavora producendo opere seguendo il ritmo della sua passione incontenibile, il ritmo del suo cuore. Penso che l’intimo sentire, forse
inconscio, dell’artista sia quello di voler lasciar fluire quell’energia creativa dirompente
che solitamente appartiene al mondo dei bambini, un entusiasmo che con
la maggiore età in genere viene represso.
“Essere artisti – ci ricordava Rainer Maria Rielke nella “Lettera ad un giovane poeta” – vuol dire: non calcolare e contare; maturare come l’albero, che non incalza i suoi succhi, e sta sereno nelle tempeste di primavera senz’apprensione che l’estate non possa venire”. Su questa scia di pensiero, Sonia, grazie alla straordinaria positività espressa attraverso il suo linguaggio creativo sogna di poter essere “per gli altri”, sogna di poter portare schegge di serenità e amore
con la sua arte. Un intento che risulta essere vincente perché è riuscita a creare, attorno
a sé, un atmosfera particolarmente armonica e poetica. Un clima molto
particolare che si respira incontrandola incorniciata dall’amore della sua meravigliosa famiglia e dei suoi amici. Per Sonia ha scritto anche l’amico poeta Donato di Poce e il critico d’arte
Vittorio Raschetti. Pur essendo immanente alla vita, l’arte è quell’energia che circola
in forma invisibile tenendo sempre vive le emozioni.
Eugène Ionesco dopo tutto ci ha insegnato che l’arte, la poesia,il bisogno di immaginare,
di sognare, di creare è fondamentale tanto quanto quello di respirare.
Attorno a tutto ciò Sonia ha realizzato anche uno dei diecimila libretti del poeta, artista
e sognatore Alberto Casiraghy. Si tratta di una goccia di poesia in cui
è rappresentata una casetta in equilibrio precario, dal quale escono coriandoli
colorati, come a ricordarci che solo quando riusciamo a mantenere un equilibrio
armonico tra noi e il mondo, tra le nostre emozioni e l’esterno, tra il sogno e la realtà,
nascono e si diffondono i colori della nostra anima dipingendo tutto intorno…
“fino al cielo”. L’augurio migliore per Sonia Scaccabarozzi forse l’ho scelto leggendo un libro
del celebre filosofo Ralph Waldo Emerson: “attacca il tuo carro ad una stella”
e continua a volare. Alberto Moioli

La poesia scolpita di Sonia Scaccabarozzi

Ho recentemente scoperto l’opera di Sonia Scaccabarozzi in occasione del Festival della Letteratura di Arcore del 2017, con una sua opera dal titolo l’Amore silenzioso, esposta
nel parco delle sculture.
Ho poi approfondito e seguito il suo lavoro per tutto l’anno. Ed è stato un anno
prolifico di opere e di poesia scolpita, in un crescendo di sorprese e di bellezza…
Si perché il primo dato che colpisce è la poeticità del suo lavoro (e non solo nei titoli che pure sono rivelatori) ma dal senso aptico di carezza e identificazione simbolica/metaforica
che liberano le sue opere. Gli altri due aspetti stilistici e poetici
che colpiscono di Sonia sono la leggerezza (non dimentica la lezione di Calder
e di Melotti), e la catarsi cosmica in cui le opere ci proiettano.
Il fatto è che l’artista ci proietta con il suo lavoro lontano dal senso comune
del manufatto artistico e della materia scolpita, perchè a lei interessa spersonalizzare
la materia, renderla quasi invisibile e impalpabile. Ed è chiaro che le interessa
scolpire e comunicare idee, sogni, visioni, metafore che la attraversano e si annidano
dentro la sua anima dolcemente inquieta e irresistibilmente empatica.
Se al giorno d’oggi, la fotografia, la moda, la pubblicità, ci proiettano in un mondo
ovattato ma ostile, luccicante ma freddo, retorico e barocco, le sue sculture sono
un antidoto di vere bellezza ed empatia con il bello, il vero e il buono che abbiamo
dentro e spesso nascondiamo e non riusciamo a tirare fuori, la poesia e la bellezza
del mondo stanno lì.
Sonia riesce con grazia e leggerezza a non imporre nuovi calchi e acrobazie
materiche di tanta scultura contemporanea, ma realizza hand-mades che spiegano
la semplicità della poesia e del rapporto dell’uomo con il mondo. Rispetto ai tecno teologi dell’arte e ai seminaristi della digitalizzazione, Sonia riscopre il valore
della spontaneità poetica e della leggerezza materica (inserisce sempre, garze metalliche
e colori) alle sue opere fatte di vento e di memoria, di desiderio celebrato
nell’eucarestia del ferro e miele che sono le sue opere, che spostano l’attenzione
dall’oggetto scultura al soggetto uomo. Le sue opere fuori moda avvolgono
in un abbraccio nostalgico del senso e dei perché della vita, ci portano alla domanda fatidica: Cosa significa scolpire?
La risposta di Sonia Scaccabarozzi sembra essere, dare esteticità all’essere,
spiritualizzare la materia, catturare e restituire la poesia nascosta nelle piccole cose. E lo fa con intelligenza e modernità, ovvero accogliendo nella sua innata razionalità e precisione la polisemia della vita e dell’inconscio che si affacciano a dare quella sorpresa e stupore alle opere che le rendono vive e attuali e fuori dal folle circuito mediatico esso si psicopatico
e neurotico. L’artista ci trasporta con semplicità e immediatezza, nel cuore del rapporto tra pensare, poetare, fare, comunicare, con un surplus di dimensione etica ed estetica
difficili da ignorare, perché ripercorre le matrici interiori dell’essente e del sentire, con uno spirito innovativo e utopistico, che tende all’essenze e alla purezza delle cose, dove il sentire la vita e l’arte diventano un darsi come dono e rivelazione. Ogni opera sembra
un progettare la sua anima per il futuro fatto di visioni e abbracci invisibili.

Le opere di Sonia inducono quasi ad un’azione sospesa o differita,
la sua comunicazione diventa ludica e piena di seduzione, inducono ad una rinascitae un agire spirituale e inducono ad una solidarietà estetica e poetica prima ancora che civile e artistica. Nel suo lavoro azzera la rivalità tra forma e materia, l’opera
diventa un nuovo microcosmo estetico e poetico da custodire nei cassetti
dell’anima e il cuore diventa una bussola impazzita che continua a bussare alle porte del cielo.
Donato Di Poce, Poeta e Critico d’Arte

Dialoghi materici

Fantasia creativa, frenesia immaginativa, una corrente irrefrenabile di impulsi,
un gioco infinito di variazioni, sperimentando ogni configurazione possibile della forma,
afferrando e valorizzando ogni connotazione simbolica della materia.
Voli pindarici e giochi di associazioni, liberati dal peso della gravità, ma sempre
ancorati al fondamento, all’origine della materia. Forme svincolate dal dovere della
funzione, ma non svuotate della memoria della provenienza e della consistenza
simbolica dei materiali. La grafica e il disegno sono, per Sonia Scaccabarozzi, solo punti di partenza per avventure artistiche e per esplorazioni degli effetti poetici ed estetici prodotti
da inedite combinazioni di materiali e di forme. Un viaggio vissuto come dialogo
ininterrotto con la materia, una pratica artistica che interroga la materia
e la sua vocazione a generare connessioni simboliche, che chiama la forma
a rispondere dei suoi confini fino a lambire l’orizzonte delle sue possibilità.
Nelle opere di Sonia incontriamo segni scissi da legami diretti con l’utilità e la funzionalità, ma connessi alla responsabilità della bellezza e all’imperativo dell’originalità. Personalità e sensibilità sono i punti cardinali che orientano la direzione del lavoro di ricerca dell’artista, ma anche un sottile humor ed un tocco di autoironia che restituisce un’aria di intelligente e consapevole leggerezza. Occorre aprirsi all’innocenza del sorriso sembra suggerirci il lavoro della scultrice – le sue opere, infatti, rivelano una sorta di virtù terapeutica: stimolano il pensiero positivo e l’abbandono di atteggiamenti di chiusura e difesa psicologica. Innescano una salutare, istintiva, apertura alla relazione negli osservatori, inducendo serenità emozionale e purezza ideale, perfetta per fare dell’arte un buon uso sociale e una attitudine morale.

Le potenzialità espressive dei materiali vengono condotte ad una sintesi lirica generata da combinazioni ed assemblaggi inattesi, sequenze di moduli, giochi di sovrapposizioni, ripetizioni differenti, trasformazioni nelle direttrici spaziali della forma, generando calembour visivi,
giochi linguistici e cortocircuiti concettuali-formali incentrati sulla improvvisa mutazione delle convenzioni visive, oltre il senso comune delle cose. Intrecci e raccordi, ibridazioni,
innesti tra strutture diverse, fili anarchici srotolati in piena libertà, spirali di crescita
non controllabile. Metamorfosi di forme organiche e composizioni di geometrie
imprevedibili da cui scaturiscono nuovi rapporti impensati tra le forme. Ceramiche rivestite da effetti cromatici smaltati, iscrizioni e grafie di alfabeti inconoscibili ma suggestivi.
A volte il segno grafico sulla superficie si intinge in colori che permettono al concetto sotteso
di manifestarsi con maggiore vivacità, evidenza, trasparenza e leggibilità.
Una generale temperatura emotiva improntata al buon umore in contrasto
con la grigia monotonia della seriosità del design imperante inteso come dittatura del sistema binario bianco-nero. Sfere imperfette cosparse di segni geomorfi. Ovali irregolari richiamano
pianeti primordiali ammaccati da piogge di meteoriti. Linee di frattura sulle sfere
sembrano evocare le falde di continenti alla deriva: sono ferite ancestrali sulla
crosta terrestre che si spalanca lasciando scoprire l’interno del cuore magmatico
della Terra. Trame tempestate di lame incastonate su uno sfondo, che da segno diventano
texture, sensibilizzazioni di piani, ma anche tratti di colore, e poi ancora
spessori cromatici dotati di volume. Superfici di colore innestati su prismi
solidi, pronti ad essere colti dal movimento cinestesico dell’atto di guardare dello spettatore. Trame leggibili secondo una sequenza di lettura optical che non si trattiene in una dimensione fredda ed analitica ma lascia apparire un movimento che arricchisce di colori improvvisi la costruzione compositiva dell’opera. Il linguaggio della materia non è fatto solo di linee e contorni, ma anche di riflessi cromatici che con la loro inclinazione contribuiscono a caratterizzare la dinamica dei piani di osservazione. L’ambiguità dei piani molteplici delle trame viene frantumata e poi ricomposta in una percezione univoca di un solo
colore alla volta da parte della soggettività dell’osservatore rivelando la dinamica
interna all’atto stesso della visione. C’è una indubbia attitudine a varcare i piani,
a varcare le soglie di nuove dimensioni nella ricerca artistica di Sonia Scaccabarozzi.
Per ammissione della stessa artista è stato proprio l’incontro con la terza dimensione,
con la profondità tattile a creare quel cortocircuito creativo che ha spinto
la sua ricerca ben oltre il territorio più rassicurante della grafica. Ed è proprio lo spessore incomprimibile della scultura ad avere condotto in quello spazio impossibile da contenere
in una messa a distanza a cui l’artista ha reagito con una moltiplicazione
di ricchezza creativa ed emotiva, sia plastica che allegorica. Arte non è solamente tecnica, saper fare, ma anche immaginazione, spirito giocoso di liberazione dai vincoli rigorosi delle leggi
di necessità e dal principio di realtà. Il legno intinto in un mare di cobalto
non galleggia, ma sprofonda nella distanza, tempestato di sciami di prismi, orientati
nel medesimo verso, aggregazioni spontanee di tessere di mosaici che compongono
non una figura ma un ritmo, una qualità tutta musicale collocata nello spazio e misurata nel tempo. Astratto alternarsi di addensamento e rarefazione di segni che richiama
il geometrico procedere di uno stormo in volo: atomi di colori, mutanti secondo la direzione dello sguardo dal blu cangiante al rosso, un inafferrabile camouflage di colore incastonato nel suo possibile altro. Un cromatismo mimetico che si rivela cambiando angolo prospettico, manifestando l’essenza vibrante del colore sempre immersa in trame nascoste che si svelano solo grazie ad un movimento cinestesico dell’osservatore perché le forme e i colori cambiano al mutare dell’orientamento spaziale. L’artista sembra suggerire l’idea che vedere un colore non
è un atto percettivo passivo, ma è invece un’attività intenzionale che richiede
un’osservazione da varie angolature e va incontro alla sensazione percepita
assegnandole una precisa presenza nello spazio. Un dialogo tra piani, una tessitura di trame
di legno dipinto, una sovrapposizione verticale di piani lamellari disposti secondo
lunghezze diverse per creare un ritmo vibrante, uno spettro di colori che reagiscono tra loro restituendo una impressione di irrequieto movimento armonico. Scheletri di ferro, tendini ossidati, strisce metalliche: ricostruzioni archeologiche e analogiche di forme
organiche. Gabbie metalliche disegnano nel vuoto il tentativo di una memoria
rimarginata con suture di filo di ferro. Tra assenza e memoria, concretezza
materica fatta di simulacri e resti fossili delle cose, rievocazione di archetipi
impossibili da cancellare. Forme riapparse, tracce abbozzate nell’aria, esili e nervose come pensieri resistenti, sottili e resilienti come il ferro. Una memoria d’acciaio, fredda come il ghiaccio. Sembra impossibile, per il bambino, che lo scafo di ferro di una nave possa galleggiare. Può risultare quasi inverosimile e comunque misterioso, anche per un adulto, che un aereo di ferro riesca davvero a volare.
Poi qualcuno ci convince a sognare, piccole, grandi, utopie concrete, ad occhi aperti,
spalancati come cuori pulsanti, volando più alto della tecnica e della logica, sospinti
dalla fantasia ai confini con la poesia.
Vittorio Raschetti